“Mai uno spot con famiglie gay, se a qualcuno non va, mangi un’altra pasta”
Questa la frase che ha scatenato online polemiche nei confronti del presidente Guido Barilla. La dichiarazione decisamente infelice è stata data ai microfoni de “La Zanzara” programma di Radio 24 famoso per avere alla conduzione delle persone con cui nessuno vorrebbe parlare a microfoni accesi per evitare figuracce. Non è una giustificazione, è la realtà. Ed è realtà il fatto che il Dott. Guido Barilla abbia detto una cavolata grossa, figlia però a mio avviso di un ragionamento ben diverso, ovvero: il mio target di riferimento nelle vendite è la famiglia “tipo” (passatemi il termine), se poi ci compra anche qualche altra persona ben venga, ma non è il nostro obiettivo aziendale.
Quindi se un gay compra la nostra pasta non ci fa differenza, e di conseguenza non faremo mai strategie di marketing per portare dalla nostra questo target (ripassatemi il termine, scrivere un post su un argomento così delicato non è facile). Tradotto: non vedrete mai nei nostri spot una coppia gay che si mette a tavola e mangia un piatto di spaghetti Barilla. Ha rivelato le sue strategie di marketing al Mondo, ma in fondo bastava e basta guardare uno dei tanti spot della casa per capirlo. Ed è forse l’unico brand che punta alla famiglia tipo? Accendete la TV e vedrete stereotipi di famiglie tipo come queste utilizzate per detersivi, dentifrici e tanto altro ancora.
Il dott. Barilla è omofobo? Non lo so, nessuno di noi lo può giudicare visto la situazione in cui si è trovato. Questi sono i miei due cent sulla questione in sè, ma non è questo il punto di questo post, voglio infatti parlare della carogna della Pata Barilla a terra e pronta ad essere data in pasto ai propri competitor, cotta al dente. Sui social network è facile trovarsi di fronte a situazioni di questo tipo, in Italia non era ancora successo un caso di questa portata e forse fermarsi un attimo a riflettere sulle reazioni dei competitor è doveroso. Guardiamole:
Pasta Garofalo, con uno status su Facebook fatto solo di poche lettere e senza bisogno di foto o altro, ribadisce come le uniche famiglie che non sono Garofalo sono quelle che non amano la buona pasta. E il mondo si spacca in due: tra chi grida “bravi” e chi “furbi”. Secondo voi quanto sta a cuore la coppia omosessuale e i suoi diritti alla Pasta Garofalo? Non ho la risposta e quindi non mi azzardo a darlo, essendo un brand di pasta suppongo che però la risposta sia poco e che, inoltre, sia poco ciò che fanno in merito. Meglio però accaparrarsi qualche like e centinaia di share su Facebook “a gratis” e non farsi sfuggire il momento no? Se poi qualcuno cambia la pasta per questo ben venga non trovate?
Althea invece ritira fuori uno spot del 2012 in cui si diceva in modo candido “Dove c’è Althea, c’è famiglia” e l’affronto a Barilla era già, ai tempi, diretto visto che tutti sappiamo che “Dove c’è Barilla, c’è casa”. Non hanno creato un contenuto nuovo, hanno ribadito qualcosa che già avevano “in casa” nel momento giusto e al momento giusto, loro anche attraverso questo spot, un occhio di riguardo al tema già ce l’avevano. O meglio, il loro marketing forse pensava – giustamente – che l’assenza di un brand di pasta vicino alle tematiche gay, fosse una grande possibilità commerciale.
Il Pastifico dei Campi, brand decisamente più piccolo di pasta, non si è fatto però attendere nel ribadire di essere “innamorati dell’amore”, e noi che pensavamo dovessero essere innamorati di sughi.
A “Casa Buitoni” invece si ribadisce che “c’è posto per tutti”. Ovviamente anche qui non si parla mai direttamente del caso, poco gentile, ma il riferimento è ancora più ovvio.
Cosa ci insegna allora tutto questo? Qualche considerazione:
1. I presidenti è meglio che non parlino mai da soli, son troppo sinceri.
2. La Barilla ha come target commerciale la famiglia “classica”.
3. Tutte le altre paste eccetto la Barilla non sono omofobe (passatemi l’ironia).
In fondo la morale è solo una: è tutta questione di marketing, dei diritti dei gay alla pasta non gliene frega niente, c’è chi come Althea li vede come un potenziale target di vendita e allora cerca di “colpirli” con uno spot, c’è invece chi vuole strappare solo qualche share e qualche like in più su Facebook perché male non fanno, sfruttando l’occasione nel miglior modo possibile.